IL TROVATORE

18/07/2017
21.15
Villa La Ferdinanda

 

 

Selene Fiaschi  Leonora Angelo Forte MAnrico

 Valdis Jansons Conte di Luna  Monica MInarelli Azucena

 Beatrice Stella Ines Alessandro Ceccarini Ferrando

Già alla V rappresentazione dell'opera lirica alla Villa La Ferdinanda di Artimino, dopo i successi di La Traviata, Tosca, Turandot, Rigoletto, quest'anno OMEGA il 18 Luglio alle ore 21,15, porta in scena l'opera lirica completamente allestita, Il Trovatore di G. Verdi.

Grazie alla disponibilità di Artimino Resort,  di Annabella Pascale e della sua famiglia, che oltre ad investire bene il loro patrimonio, procurando  lavoro a numerose persone, portano avanti in modo egregio la Cultura con la C maiuscola.

Quest'anno si ringrazia anche il Comune di Carmignano e di Chianti Banca per il loro contributo..

Il cast è veramente eccellente e spazia da grandi interpreti di fama internazionale con ll tenore Angelo Forte (il tenore Giorgio Casciarri per un'indisposizione non potrà essere presente alla recita) , nella parte di Manrico, famoso sia in Italia che all'estero, ha giò deuttato in varie recite il Trovatore, ed è già in grande carriera sia in Italia che alle'estero.   Valdis Jansons nelle parti del Conte di Luna famoso baritono lettone, con una bellissima voce, e Monica Minarelli nella parte di Azucena, con una splendida carriera alle spalle.

Affiancheranno questi grandi interpreti, i vincitori o partecipanti ai vari concorsi OMEGA, che comunque hanno già anche loro una bella carriera alle spalle, pur essendo molto giovani, come l'interprete principale Selene Fiaschi nella parte di Leonora, Beatrice Stella sarà Ines, Alessandro Ceccarini, figlio del famoso baritono Giancarlo Ceccarini nelle vesti di Ferrando e Nicola Vocaturo Ruiz.

La regia è affidata a Fabrizio Buricchi che ha curato la regia anche di La Traviata, Tosca e Turandot, con scenografie che hanno sempre sorpreso benevolmente il pubblico presente alle recite, e che quest'anno, con grande suo piacere, sarà regista del Trovatore, opera a lui molto gradita.

L'orchestra ormai collaudata Nuova Europa, sarà diretta dal suo direttore stabile Alan  Freiles che ha al suo attivo centianai di rappresentazioni di opere liriche e concerti sinfonici, team ormai  garanzia di successo..

Il coro Labronica sarà diretto dal suo direttore stabile  M.° Maurizio Preziosi, direttore di coro all'avangardia a garanzia di qualità assicurata, per un coro molto complesso quello del Trovatore, e di non facile esecuzione.

Direttore di produzione Tommaso Geri, anch'egli ormai direttore di produzione di nuerosi eventi OMEGA e regista altri spettacoli da lui firmati.

I costumi disegnati e fatti realizzare da  Rosa Maria Freiles, fanno parte dell'autogestione dell'Associazione OMEGA, che stanno riscuotendo grande sccesso.

Cenni sull'opera:

Il periodo in cui si svolge l'opera è pari a quello in cui fu creata La Villa La Ferdinanda dichiarata ora patrimono mondiale dall'UNESCO, quindi location ideale per quest'opera.

G. Verdi opera lirica IL Trovatore, che fa parte insieme a La Traviata e Rigoletto, della trilogia Verdiana che Giuseppe Verdi scrisse in tempi ravvicinati .

Il libretto, in quattro parti e otto quadri, fu tratto dal dramma El Trovador di Antonio García Gutiérrez. Fu Verdi stesso ad avere l'idea di ricavare un'opera dal dramma di Gutiérrez, commissionando a Salvadore Cammarano la riduzione librettistica. Il poeta napoletano morì improvvisamente nel 1852, appena terminato il libretto, e Verdi, che desiderava alcune aggiunte e piccole modifiche, si trovò costretto a chiedere l'intervento di un collaboratore del compianto Cammarano, Leone Emanuele Bardare. Questi, che operò su precise direttive dell'operista, mutò il metro della canzone di Azucena (da settenari a doppi quinari) e aggiunse il cantabile di Luna (Il balen del suo sorriso - II.3) e quello di Leonora (D'amor sull'ali rosee - IV.). Lo stesso Verdi, inoltre, intervenne personalmente sui versi finali dell'opera, abbreviandoli.

La prima rappresentazione fu un grande successo: come scrive Julian Budden, «Con nessun'altra delle sue opere, neppure con il Nabucco, Verdi toccò così rapidamente il cuore del suo pubblico».

 

Trama

La trama - oltremodo intricata e romanzesca - si sviluppa parte in Biscaglia e parte in Aragona all'inizio del XV secolo.

Parte I - Il duello

La scena si apre nel palazzo dell'Aliaferia di Saragozza dove Ferrando, capitano delle guardie, racconta agli armigeri la vicenda del figlio minore dell'allora Conte, padre dell'attuale Conte di Luna, rapito anni prima da una zingara per vendicare la madre giustiziata dal Conte con l'accusa di maleficio; la zingara (Abbietta zingara) aveva poi bruciato il bambino e per questo omicidio i soldati ora chiedono la sua morte. Nel frattempo Leonora, giovane nobile amata dal Conte di Luna, confida a Ines, sua ancella, di essere innamorata di Manrico (Tacea la notte placida), il Trovatore appunto. Il conte, intento a vegliare sul castello, ode la voce di Manrico che intona un canto (Deserto sulla terra). Leonora esce, e confusa dall'oscurità, scambia il conte di Luna per Manrico e l'abbraccia. Ciò scatena l'ira del conte, che sfida a duello il rivale.

Parte II - La gitana

Ai piedi di un monte, in un accampamento di zingari (coro degli zingari: Vedi le fosche notturne spoglie), Azucena, madre di Manrico, racconta che molti anni prima vide morire sul rogo la madre accusata di stregoneria dal vecchio Conte di Luna (Stride la vampa). Per vendicarsi, rapì il figlio del Conte ancora in fasce e, accecata dalla disperazione, decise di gettarlo nel fuoco; per una tragica fatalità, tuttavia, confuse il proprio figlio col bambino che aveva rapito. Manrico capisce così di non essere il vero figlio di Azucena e le chiede di conoscere la propria identità, ma per Azucena l'unica cosa importante è che lei l'abbia sempre amato come un figlio, protetto e curato proprio come quando tornò all'accampamento ferito dopo il duello col Conte. Manrico confida alla madre di esser stato sul punto di uccidere il Conte, durante quel duello, ma di esser stato frenato da una voce proveniente dal cielo (Mal reggendo all'aspro assalto).

Nella scena successiva Leonora viene informata della morte di Manrico (non realmente accaduta) e decide di prendere i voti ma il Conte la rapisce evitandone la cerimonia; Manrico però irrompe, sventando il rapimento e portando in salvo l'amata.

Parte III - Il figlio della zingara

Azucena è catturata da Ferrando e condotta dal Conte di Luna. Costretta dalla tortura e dalle minacce, confessa di essere la madre di Manrico. Il Conte di Luna esulta doppiamente per la cattura. Uccidendo la zingara otterrà doppia vendetta: per il fratello ucciso e su Manrico che gli ha rubato l'amore di Leonora.

Manrico e Leonora intanto stanno per sposarsi in segreto e si giurano eterno amore. Ruiz sopraggiunge ad annunciare che Azucena è stata catturata e di lì a poco sarà arsa viva come strega. Manrico si precipita in soccorso della madre cantando la celebre cabaletta Di quella pira.

Parte IV - Il supplizio

Il tentativo di liberare Azucena fallisce e Manrico viene imprigionato nel castello dell'Aljafería: madre e figlio saranno giustiziati all'alba. Nell'oscurità, Ruiz conduce Leonora alla torre dove Manrico è prigioniero (Timor di me?... D'amor sull'ali rosee). Leonora implora il Conte di lasciare libero Manrico: in cambio è disposta a diventare sua sposa (Mira, d'acerbe lagrime). In realtà non ha alcuna intenzione di farlo: ha già deciso che si avvelenerà prima di concedersi. Il Conte accetta e Leonora chiede di poter dare lei stessa a Manrico la notizia della liberazione. Ma prima di entrare nella torre, beve, di nascosto, il veleno da un anello. Intanto, Manrico e Azucena sono in attesa della loro esecuzione. Manrico cerca di calmare la madre, terrorizzata (Ai nostri monti ritorneremo). Alla fine, la donna si addormenta sfinita. Giunge Leonora ad annunciare la libertà a Manrico e a implorarlo di scappare. Ma quando egli scopre che lei, la donna che ama, non lo seguirà, si rifiuta di fuggire. È convinto che per ottenere la sua libertà Leonora l'abbia tradito, ma lei, nell'agonia della morte, gli confessa di essersi avvelenata per restargli fedele (Prima che d'altri vivere). Il Conte, entrato a sua volta nella prigione, ascolta di nascosto la conversazione e capisce d'esser stato ingannato da Leonora, che muore fra le braccia di Manrico. Il Conte ordina di giustiziare il trovatore. Quando Azucena rinviene, ella gli indica Manrico morente, ma pur nella disperazione la donna trova la forza di rivelare al Conte la tragica verità: «Egli era tuo fratello» e mentre viene tratta a morte può finalmente gridare: «Sei vendicata, o madre!».



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